Inserito da: nessina | 03, 3 Gennaio 2008

Il davanzale.

Cercavi di spiare, guardando il giardino attraverso le tende, la ragione di trovarti in quest’esistenza. Fiori, piante, gazze e colombi in movimenti rapidi ed estenuanti fissità. Con un sospiro ti voltavi, stringendo gli occhi in segno di condivisione. Con noi un avviso, un miagolio, forse un cenno agli interrogativi, forse. Là, stavi salda sul marmo del davanzale, guardando lo scorrere del tempo e il vociare dei bambini, antico gioioso inno alla vita che ci appartenne e che cambia. Tutto è così estraneo e freddo nel trascorrere del tempo.

Inserito da: nessina | 29, 29 Dicembre 2007

La gatta Nessi.

Alla vera gatta Nessi
che vive nel profondo dei nostri ricordi.

La prima luce della giornata filtrava dalle tapparelle della camera da letto, sfumando una luce pannescente sulla coperta dove Nessi riposava. La sicurezza era data dai corpi sonnacchiosi dei seniores del branco. I vecchietti sordi e urlanti del piano inferiore si svegliavano così presto da essere loro a dare la sveglia alla gatta col loro trambusto. Il loro rituale consisteva nel rialzare le tapparelle di ogni camera, in modo piuttosto rumoroso, troppo rumoroso. Apriva un’occhio, si stropicciava un’orecchio ed inarcava la schiena. Il branco sonnecchiava in attesa di intrapprendere le quotidiane azioni mattutine. A lei sembrava fosse compito suo tirare giù dal letto i suoi coinquilini, con lo stesso clamore degli anziani del piano di sotto. Lo faceva, soprattutto per festeggiare la nuova giornata con un pò di pappa che veniva presa dal mobile metallico sul balcone della cucina.

Aveva provato a servirsi da sola in passato ma poi il branco non le aveva fatto trovare la scatoletta a portata di zampa. Non le dispiaceva questo fatto perchè amava l’effetto sorpresa, nel feeding a cat. Se non veniva accontentata subito, faceva un sit-in sulla sedia dell’amico che si era alzato. Una zampa sul bordo della tovaglia o un verso d’intesa poteva essere sufficiente a convincere chi si trovava in cucina con lei a spingersi sul balcone. In qualsiasi stagione, Nessi non cambiava strategia. Era vincente.

Non era nato per caso quel copione, ma era stato studiato e perfezionato nel tempo. Prima andava a controllare nella ciotola se c’erano dei rimasugli recenti, ma quella forma di autosufficienza non pagava. Nemmeno incominciare a lappare dell’acqua, spingeva il gruppo ad accompagnare la sua bevuta con qualche appetitosa mousse. Sedersi su una sedia qualsiasi della cucina, commuoveva sì il suo commensale, ma spesso non smuoveva la sua pigrizia.

Per questo, dopo centinaia di aggiustamenti del tiro, la stratega felina era riuscita a mettere in atto una tecnica infallibile che poteva, nei casi di grande fame, essere accompagnata da qualche grattatina alla porta. Il tutto ovviamente meritava il ringraziamento del manovale papparo. Nessi sapeva che bisognava dare per avere. Quindi, felice e sazia, saliva sulla sedia accanto al commensale per fargli compagnia e ad allungargli una testatina o una strizzatina di occhi.

La maggior parte dei gatti non si da la pena di chiedersi perchè non  mangiano alla stessa tavola del loro branco: gli basta che gli riversino qualche gourmet nella ciotola. Per la maggior parte dei gatti basta comandare, basta che i coinquilini li coccolino a chiamata, a gettone. A quella gatta invece, importava che le venisse riconosciuta la sua funzione d’introduttrice al giorno per il branco. Più di ogni altra cosa al mondo a quella gatta piaceva il riconoscimento delle sue azioni. Del resto era stata forgiata da Magna Michelina. Quindi Nessi voleva meritarsi un posto a tavola.

Inserito da: nessina | 29, 29 Dicembre 2007

Tracce di infinito.

Nei tuoi sguardi, nei tuoi affettuosi abbandoni, nella gioia che manifestavi quanto qualcuno tornava dopo un’assenza. Nella grazia dei tuoi movimenti. Nella dolcezza che donavi. Nella sicurezza con cui difendevi la tua volontà. Nelle risate che ci strappavi con le tue invenzioni.  Nell’affetto che hai suscitato in noi e in quello che – siamo sicuri – provavi per noi. C’era. Non è stata un’illusione. C’era. C’era un indizio della tua appartenenza al Creatore.

 

Inserito da: nessina | 26, 26 Dicembre 2007

Immaginando un’intervista a Nessi.

I. – Buongiorno Nessi, o meglio buonasera. Sono tre giorni che sei passata all’altra parte della riva. Come si sta?

N. – Per ora va bene. Ho trovato altre creature e non manca la pappa. Mi hanno accolto così bene che non ho dovuto soffiare a nessuno.

I. – Come va la bocca?

N. – Benissimo. Guarda, non ho più nessun problema. Anzi, ho una fame da lupi. Colgo l’occasione di quest’intervista per ringraziarvi di tutto quello che avete fatto. Quando vi venivo in braccio era perchè sapevo che trovavo conforto in voi.

I. – La vedi quella luce?

N. – Si, io sono lì, in quella nuova dimensione. E’ una luce strana, vero? E’ molto intensa. Ci attende una forma d’intensità che non è concepibile. L’eternità sta in questo.

I. – Cosa ti manca di noi?

N. - Voi eravate il mio gruppo, il mio branco. Tutta la fisicità della mia vita è passata nell’ “incontro” delle vostre persone. Mi mancano i grattini, il salire in braccio durante i film, il nascondermi negli armadi, gli agguati con cui vi facevo divertire, il venire a chiedere di assaggiare cosa mangiavate. Ma ce ne sono tante di cose, che adesso non mi vengono in mente.

I. – Quando dormivi, sognavi?

N. – Certo che sognavo. Non vi ricordate che ogni tanto emettevo dei grugniti di fastidio, mentre dormivo? Stavo elaborando la realtà a mio modo, alla maniera di Nessi. A volte ho sognato che ero io a darvi le scatolette, tu, la mamma e Giulia non facevate  difficoltà, invece papà mi copriva le pappe… non molto lontano dalla realtà, verò? Eppoi quella stessa personcina diceva che “i gatti sono ripetitivi”, lui no… non  mi faceva fare sempre le stesse cose… vero?!?! Ad ogni modo sapeva che non ero un cervello di gallina.  Quindi questo dimostra una volta di più che anche noi gatti articoliamo pensieri che vanno oltre l’istinto animale felino. Per questo, posso dire che ho fatto delle buone azioni anch’io, che vanno oltre l’istintualità. Ti ricordi vero?

I. – A cosa ti riferisci?

N. – Guarda che lo so che lo sai. Oltre ad avere l’istinto felino e tutti i sesti sensi contemplati nella figura gattesca, ora di più, so scrutare nelle tue emozioni. Ti ricordi, “una decina d’anni fa” che ti sono venuta a fare compagnia in una notte in cui eri adombrato da quella che definivi il tuo grande amore.

I. – Già. Grazie. Dov’eravamo?

N. – In salotto, se non mi ricordo male, vicino alla finestra, piangevi come un bambino ma silenzioso e io ti ho tenuto compagnia e ti ho consolato fintanto che poi ce ne siamo tornati a letto. E ti assicuro che consolare un testone come te non è facile.

I. – Tu hai visto tutto di me, in questi diciassette anni. Anch’io e anche gli altri hanno fatto molto per te. Di ciascuno di noi, da un giudizio.

N. – Con estremo piacere, però ti ripeto non abbiamo tempo per elencare tutto, molto rimane di personale. Incominciamo con chi mi era più vicina d’età:

Giulia: Le ho voluto un gran bene, anche se c’era un pò d’invidia, quando mi guardavo allo specchio credevo che prima o poi sarei diventata “grande” anch’io. Quante volte sono salita sul mobiletto del bagno grande o sulla specchiera d’ingresso a vedere se cambiava qualcosa in me. Poi mi piaceva come con le sue dita esili sapeva grattarmi sotto il muso. Davvero brava, e poi aveva quello che lei chiama “loculo” che era una tana da regina. Altro che storie?!?! Certo era anche il suo buon gusto a rendere quel piccolo ambiente il più bello ed ordinato di tutta la stanza, mentre l’altro di cui non faccio nomi lasciava un certo, come as’ diss “ciaput”. A Giulia poi invidiavo il suo modo di uscire di casa ad ampie falcate che quasi oscurava il mio passo felino. Mi teneva un pò a stecchetto, ma credo che sarà una brava madre.

Mamma: la sua sofficità era per me la sicurezza serale di un ritorno alla cucciolezza, quando potevo mi avvinghiavo a lei che era propugnatrice di tutto il mio benessere. Inoltre sembrava di sforzarsi più di tutti gli altri ad interpretare i miei messaggi. Mi ha coccolato come un vero nipotino. Di più non le potevo chiedere. L’unica cosa era che era un pò disattenta e mi pestava le piotine. E ottanta chili su una zampa non sono pochi.

Papà: Mi ha elevato alla dignità di un leone da domare, era il più giocherellone nonostante i suoi anni. Ha mantenuto viva la mia selvaticità con la sua. Era il migliore carezzatore coi piedi, inoltre il principale obiettivo delle mie sveglie mattutine. Quando l’ho attaccato è stato perchè mi aveva pestato la coda sul tappeto impregnato di pipì del gatto nero. Lì ero veramente arrabbiata, ma come ho dimostrato io non sono vendicativa e ho ritrovato dopo poco tempo l’armonia del rito della caccia sul tappeto, delle rincorse.

Giovanni: Ho avuto la fortuna di sfruttare il riassunto di tutte le persone precedenti in Giovanni. L’ho eletto a miglior coccolatore su letto, fornitore di cibi a cui mi permettevo qualche volta di ricoprire con zampine. Inoltre mi aveva fatto conoscere il gioco dell’elastico, della castagna mossa da spago, topolini elettrici. Un bravo guaglione.

 I. – Credevi che saresti diventata umana?

N. – Ho avuto questo sospetto, che ci fosse un’evoluzione darwiniana in atto. Ma le vibrisse rimanevano tali. Ad ogni modo il mio obiettivo era fare parte del gruppo. E vedendo quanto vi manco credo di essere riuscita ad essere indimenticabile.

I. – Lo sei. Ti da fastidio che abbiamo necessità di avere un altro animale?

N. – No, assolutamente. Dobbiamo essere consapevoli che al di là del destino abbiamo fatti tutto quanto ci era possibile per essere un gruppo compatto. Non c’è possibilità di sostituzione, nè di essere dimenticata. Un nuovo esserino ha solo da trovare vantaggio dal convivere con voi. Gli auguro di sfruttare al meglio l’occasione. Io l’ho fatto. Rimpiango solo non aver potuto girare in giardino, ma del resto io ero profeta in patria.

I. – Cosa ti manca della casa?

N. – Ora non dormo più, ma certo darei qualunque cosa per poter farmi ancora un pisolino sulla sedia sfondara del salotto. Il cuscino rosso cardinalizio che s’infila a pennello sulla sedia era quanto di meglio ci fosse, ma anche stare sui davanzali del salotto riscaldati dal termosifoneera uno spasso. Ma al di là di tutto ciò, mi mancate voi.  

I. – Ti piaceva il mare, Albissola?

N. – A parte che odiavo gli sballottamenti del viaggio, poi si entrava in un altra dimensione. Certo la libertà di girare sui tetti era una gran fortuna. Il senso profondo del mare non l’ho capito. Pur essendo un gran mistero per me era già importante andare oltre l’ultima tegola del tetto vicino. Certo, gli altri gatti non mi hanno fatto i complimenti ma ho dimostrato il mio valore, tant’è che da diversi anni a questa parte nessuno è più venuto ad invadere il mio terrazzino. Mi piaceva ascoltare il vociare e i profumi della Liguria da sotto il piano di marmo sorretto da una scatola di verdure in legno: un’accoppiata artistica non da poco. Genio e utilità. Poi mi piaceva mettermi in bella mostra sul tetto del comignolo. Che bello era farsi accarezzare lì e su tutta la terrazza. Poi quando ero ancora agile vi ricordate che uscivo dalla scala e rientravo dalla cucina. Mi sentivo molto gatta. L’unica cosa, avrei evitato la lettiere in cima alle scale, era un pò chic, se vogliamo. Comunque mi piaceva controllare anche la situazione del bagnetto sotto le scale dalla finestrina. Cosa facevate, come vi lavavate, dove appendevate i costumi; nulla mi sfuggiva. Più in là, però, negli ultimi tempi mi sentivo più sicura sotto. Dovete scusarmi se vi facevo fare su e giù tra un appartamento e l’altro – per aprirmi la porta, ma del resto voi scendevate spesso lasciandomi per lunghi tempi in casa e preferivo stare nell’armadio di sotto, sul giubbotto, comodo, da sci usato da Giovanni per andare all’Artesina. Però, quanto avrei voluto scendere in spiaggia anch’io…

I. – Ti ricordi quando Papà ti ha salvato dall’altro gatto?

N. – E chi si dimentica Gualtiero saltare alle due di notte, smutandato? Tutti e due ci siamo fermati per un momento. Perplessi. Comunque avrei vinto io, avrei difeso l’onore della casa. Lo ringrazio, perchè come al solito ha rischiato per gli altri. E’ un generoso. Gualtiero, Gualtiero, burbero e dolce; mi ha dato un pò di pappa sempre.

I. – Gli altri animali li hai fatti sempre “viaggiare”. Perchè?

N. – Innanzitutto, mi risulta che gli intrusi erano gli altri. Eppoi era una questione di principio. Che diamine! Birba, Tukì, le sorellastre …onestamente sono di un altra categoria. Comunque di amici non ne avevo un gran bisogno, dal momento che avevo voi.

I. – Come vuoi che ci ricorderemo di te?

N. – Le occasioni non mancano e non mancheranno, voglio essere ricordata per ciò che sono e che ero: il quinto elemento della famiglia, nell’interezza della mia esistenza. Ma qui si va nel triste. Continueremo un altro momento quest’intervista.

Testatin.

I. – Testatin.

Inserito da: nessina | 25, 25 Dicembre 2007

Lunga un cinturino.

Nessi, hai fatto parte dei nostri a partire dal Marzo ‘91. Io stavo finendo il liceo e andavo per i diciassette anni. Eri un pallottolo di peli bianco piuttosto esile con gli occhietti piu grossi della testa. I primi anni degli anni novanta hanno visto la scomparsa dei nostri cari Nonni Elda ed Umberto. Per presentarti a loro ti abbiamo nascosto in una scatola, in un giorno che eravamo andati da loro a pranzo e ti avevamo messo sul loro tavolo del tinello. Qui, la scatola, si era messa a muoversi con un certo disorientamento e dopo una ceta sorpresa mista ad un pò di riprovazione sui pericoli che i gatti potevano portare ai loro padroni, ti eri meritata dei gamberetti sottobanco, come i tegolini mia sorella ed io. Ti arrampicavi con difficoltà sui letti, quando ancora stavamo al sesto piano e le coperte dei nostri letti erano grigiorosse. Dunque giovane e cabarettista con numeri circensi non da poco. Eri piuttosto petulante e ti andavi a nascondere nei punti più inimmaginabili. Infatti ci muovevamo con una certa attenzione per evitare di schiacciarti. Mi ricordo di averti misurato in lunghezza e non superavi quella del cinturino dell’orologio che portavo allora. Allora avevi molta più facilità ad intruffolarti nei cassetti. Spesso ispezionavi la cassettiera più bassa, quella bianca composta di quattro cassetti. Riuscivi a finire nel retro del mobile o più spesso nascosta tra qualche indumento. Avevamo preso l’abitudine, rapidamente abbandonata, di tagliarti le unghie con il classico tronchesino, ma ti ribellavi come ti sei sempre ribellata a cure che non approvavi.

Testatina.

Inserito da: nessina | 25, 25 Dicembre 2007

L’importanza di Nessi.

Scrivo quello che hai fatto, Nessi, per non dimenticare il senso della tua vivissima presenza. Nel raccontare alcune cose che hai spartito con noi, penso resti un contributo alla memoria di una traccia della nostra reciproca appartenenza. Il grande amore che sentiamo per te , Nessi, ci spinge a volerti ricordare in maniera vivida e più ancora della consultazione di un album fotografico. Non siamo sicuri di esprimere in maniera completa singolarmente cosa abbiamo provato per te, alcune cose rimarranno nel mondo dei pensieri, ma questo sforzo “a caldo”, mi sembra cosa buona.

Inserito da: nessina | 25, 25 Dicembre 2007

La punta bianca della coda di Nessi.

Nessi, ti ricordi quanto ti dava fastidio il fatto che nell’accarezzarti finivamo a tormentarti quella punta di coda bianca. La punta di un pennello che facevi rispettare arrabbiandoti con soffiatine o parando con zampate di piotine. La facevi sparire, a volte, acciambellandoti sotto il tuo corpo ed eri vigile con le zampotte incrociate sotto il mento al nostro passaggio. Ma, ti rammenti, quante volte lasciando quel ciuffetto bianco incustodito, al nostro passaggio, ci venisse normale toccartelo. Un verso di dissenso, quando eri in vena di sopportazione. Ma poi bastava accarezzarti con l’indice e il medio in mezzo alla fronte, al culmine di quella mascherina bianca, una sorta di fiammella, che ti dava un certi aspetto da super-eroina.

Testatin.

Inserito da: nessina | 23, 23 Dicembre 2007

Addio Nessi! Testatin eterna da parte dei Tuoi!

Dopo diciassette anni di convivenza di quest’esistenza terrena, Nessi, la migliore gatta del mondo ci ha lasciato.

In quest’ultimi giorni, mentre il Male la stava divorando ha cercato più volte il conforto nostro in spassionate fusa e abbandoni sui nostri corpi. Questa ricerca di sostegno nelle persone più vicine fa sperare che l’affetto fosse qualcosa di soprannaturale, che andasse a superare il semplice rapporto di gatto-padrone. Anche all’ultimo c’è un insegnamento d’Amore che unisce la sua esistenza alla nostra in un qualcosa che mi piace credere disegno (Divino).

Cara Nessi, ci lasci un grande vuoto incolmabile ma ti ringraziamo perchè sei stata Unica.

Riposerai vicino a dove presto o tardi giaceremo anche noi, nel conforto che questa serie di affetti che il Tempo dissipa inesorabilmente, un Giorno ci sarà una qualche ricongiunzione. Tu, che però già negli ultimi gesti ci hai dato segno della superiorità dell’Amore alla morte, stacci vicino nelle modalità che l’Alchimista Celeste ti concede.

Testatin,

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